Il candidato alla carica di ministro della Difesa, Juansher Burchuladze, ha confermato che la Georgia sta per riprendere effettivamente la produzione degli aerei da attacco Sukhoi Su-25 “Frogfoot”. Nel suo discorso parlamentare associato con l’imminente conferma alla carica di ministro, Burchuladze ha affermato che lo stabilimento di produzione aeronautica JSC Tbilisi Aircraft Manufacturing (TAM), che tra l’altro era sull’orlo della chiusura già dai tempi della fine dell’URSS, è stato sottoposto ad parziali revisioni e ammodernamenti mentre l’azienda ha proceduto a richiamare molti ex dipendenti.

Secondo le parole di Burchuladze il primo aereo d’attacco Su-25 della “nuova produzione” prenderà il volo entro la fine di aprile e un nuovo esemplare sarà realizzato all’incirca ogni mese.

Questo annuncio, come dicevamo, fa seguito alle dichiarazioni rese lo scorso anno dall’ex ministro della Difesa georgiano Irakli Garibashvili secondo cui era tecnicamente possibile per l’impianto TAM di Tblisi riprendere la produzione del Su-25, non solo per le esigenze nazionali ma anche per quelle straniere, anche se qualche anno fa i vertici locali erano convinti dell’utilità di sbarazzarsi totalmente dei Sukhoi Su-25 in servizio acquistando al loro posto esclusivamente UAV/droni.

Evidentemente il governo di Tblisi ha deciso di tornare sui propri passi. Secondo gli analisti militari tuttavia, la TAM in realtà potrebbe non essere in grado di riprendere del tutto la piena produzione del Sukhoi Su-25 e ancora meno di procedere alla realizzazione della versione modernizzata nota come Je-31 Bora (nella foto sotto) totalmente priva di componenti russe, così come riportato da Analisi Difesa nell’ottobre 2018.

Ciò non esclude comunque la possibilità che lo stabilimento georgiano possa iniziare a ripristinare le cellule parzialmente assemblate e rimaste abbandonate in sede: la TAM avrebbe difatti ancora a disposizione una sessantina di cellule di Su-25 parzialmente completate, il che corrisponde a cinque anni di lavoro assicurato per procedere al completamento e alla revisione delle stesse.

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Resta il nodo fondamentale dei fornitori di avionica e strumentazione dato che questi sono sparsi in un immenso territorio della ex CSI: da Baranovichi (in Bielorussia) a Kiev (Ucraina) e Yerevan (Armenia) fino a Kazan e San Pietroburgo, in Russia.

Foto TAM – Articolo di Maurizio Sparacino – Analisidifesa.it

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