Tradizionalmente, si associa il vino alla cultura mediterranea, ma l’enologia antica e moderna porta per primo il nome della Georgia tra i Paesi produttori. Secondo le scoperte degli Indiana Jones dell’enologia, infatti, il primo vino risale al 6000 a.C. e le sue tracce sono state individuate proprio in Georgia, nel cuore del Caucaso. È dunque proprio il Caucaso, e non il Mediterraneo, la culla del vino e quello georgiano, oltre ad avere circa 8.000 anni, ha una tradizione interessante anche dal punto di vista “tecnico”.

Kakheti, la regione del vino

Da millenni crocevia di popoli, incastonata nel Caucaso tra il Mar Nero e il Mar Caspio, la Georgia presenta una mappa piuttosto composita dal punto di vista ampelografico, con quasi tutta la fascia centrale del Paese coltivata a vigne. Con una varietà di 525 uve indigene – di cui “solo” una trentina
utilizzate per la coltivazione – si identificano una decina di aree: (da ovest a est) Abkhazia, Samegrelo, Guria, Adjara, Lechkhumi, Racha, Imereti, Meshketi, Kartli e Kakheti. Proprio quest’ultima regione è fulcro della produzione vinicola georgiana: per questo Kakheti è chiamata la «terra del vino».

I vigneti di Tsinandali Estate (Georgia)

La tecnica dei kvevris

L’antica tecnica vinicola georgiana è incentrata su enormi vasi di argilla, chiamati kvevris, ancora in uso per la fermentazione e l’invecchiamento del vino. Il kvevri viene completamente sotterrato a eccezione della sommità del vaso, che viene riempito con l’uva già schiacciata e non filtrata: quindi nel vaso, viene messo a fermentare sia il mosto sia la vinaccia, pratica che rende i vini georgiani – e in particolare quelli del Kakheti – particolarmente tannici e di gradazione alcolica media più alta di quella europea, intorno ai 13-14 gradi.

I Kvevris vuoti nel vigneto di Tsinandali Estate

Kvevris - Tsinandali

L’innovazione di Prince Alexander

Tsinandali Estate a Kakheti è la culla della vinificazione classica della Georgia, il luogo in cui il vino georgiano è stato imbottigliato per la prima volta. Alexander Chavchavadze, poeta e generale georgiano noto come Prince Alexander, ha reso Tsinandali un importantissimo centro culturale – con fulcro il Palazzo fatto costruire dal lui – e apportato un importante cambiamento alla produzione vinicola di Tsinandali Estate, che da un lato ha continuato la tradizione millenaria con gli antichi kvevris, dall’altro ha introdotto le tecniche di vinificazione classica europea. Ancora oggi, a Tsinandali Estate la tradizione georgiana e l’approccio tecnologico moderno convivono nella vinificazione. Nella cantina di Palazzo Tsinandali vengono ancora oggi conservati bottiglie del 1841 e altre annate storiche del XIX secolo.

L’ingresso alla cantina di Palazzo Tsinandali di Prince Alexander

I principali vini della Georgia dell’est

Da alcune delle numerose varietà di uva, derivano i principali vini della Georgia: tra le più notevoli ci sono la Saperavi rossa e la Rkatsiteli bianca. Tra i rossi, i più comuni della regione del Kakheti sono il Saperavi, il Kindzmarauli, il Mukuzani. Tra i principali vini bianchi del Kakheti ci sono invece lo **Tsinandali (**ottenuto dalla miscela di uve Rkatsiteli e Mtsvane), il **Rkatsiteli **(ottenuto dall’omonima uva), il **Pirosmani **e il Mtsvane.

La Chacha

Regina d’onore, nonché vera protagonista di veri e propri rituali di brindisi è la famigerata Chavcha. Definita patrimonio Unesco proprio per il valore culturale e antropologico che svolge nella tradizione alcolica georgiana, l’acquavite della Georgia viene chiamata anche «vodka di vino» o «grappa di vodka» ed è l’immancabile finale di qualunque banchetto o degustazione che si rispetti, anche se – avvertenza frutto di esperienza diretta – potrebbe mettere alla prova anche il bevitore più robusto.
È impossibile evitare di assaggiare (più di una volta) la Chacha georgiana, poiché rifiutarsi di bere in compagnia equivale a un affronto personale: non per niente, un detto locale suggerisce di berla in compagnia di amici e di bere la birra con i nemici. La Chacha georgiana, infatti, ha un tasso alcolico tale da garantire una sbronza – anche perché, appunto, si sorseggia a fine pasto (ovviamente accompagnato da vino) in un sorso unico.

Dal sito gqitalia.it