DIEGO ANDREATTA, Trento

L’inedito «canale clinico» aperto tra Trento, Tbilisi e Roma ha permesso l’operazione e la protonterapia per un bambino georgiano malato che compirà 7 anni venerdì. Intervento chirurgico al Bambino Gesù, nella Capitale. Le cure successive sono state prese in carico da un centro iper-specialistico trentino e ora proseguiranno in patria. LA STORIA. Da sette mesi una rete di volontari e medici ha permesso al piccolo, affetto da una rara forma tumorale, di continuare a sperare. Un’operazione modello che si potrebbe ripetere anche in altri casi di «pazienti umanitari».  Come regalo per il settimo compleanno, venerdì prossimo 3 maggio, il piccolo georgiano vorrebbe tornare in carrozzina al Palazzetto di Trento per assistere alla gara di basket, lo sport preferito, in cui il nonno e lo zio sono fortissimi nel suo Paese. Ma per questo ragazzino che si sta difendendo come un pivot contro un tumore cerebrale, il canestro della guarigione definitiva rimane ancora alto, eppure raggiungibile forse grazie al gioco di squadra messo in campo da due ospedali ad alta specializzazione nelle cure pediatriche e l’associazione di volontariato internazionale Italia-Georgia. Questa storia, che la giovane famiglia ha scelto di raccontare (nel rispetto della riservatezza) per rilanciare il sostegno ad altri malati oncologici, comincia il 25 agosto 2018 quando il “caso” raro del ragazzo georgiano viene segnalato per una consulenza al Centro di Protonterapia di Trento, attivo da pochi anni nel trattamento di precisione con particelle pesanti (i protoni, appunto) delle cellule tumorali. A farsi intermediario di questa richiesta e poi sostegno logistico di fronte a una diagnosi molto pesante è il direttivo dell’associazione Italia-Georgia, che da oltre vent’anni coopera con Tbilisi nella realizzazione di centri di cura, panifici e scuole di falegnameria. «Conosciamo da tempo il papà del piccolo – spiegano Tullio Odorizzi e Giancarlo Crepaldi, due volontari trentini dell’associazione al fianco della famiglia – che avevamo formato 15 anni fa in Val di Fiemme per guidare la falegnameria messa in piedi nella capitale insieme a Caritas Georgia. Abbiamo dato loro il supporto logistico anche per l’intervento in Italia e per la permanenza in questi 7 mesi di speranza a Trento». Il resto lo ha realizzato la collaborazione fra ospedali pediatrici. La dottoressa SabinaVennarini, specializzata in radiologia e radioterapia oncologica a Trento, affronta la delicata diagnosi mobilitando la collega Angela Mastronuzzi, responsabile dell’unità di Neurooncologia del Bambino Gesù di Roma, sotto la direzione di Franco Locatelli, con il quale l’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento ha attivato una convenzione per la cura dei pazienti. La famiglia non esita ad accogliere la disponibilità per un intervento chirurgico reso necessario dal quadro clinico: il piccolo viene trasferito come paziente “umanitario” (una condizione che dovrebbe favorire la presa in carico da parte delle strutture ospedaliere) e operato al Bambino Gesù dal primario di neurochirurgia, Carlo Efisio Marras, e dall’allora referente per la neuro-oncologia, adesso responsabile dell’Unità operativa di neurochirurgia oncologica, Andrea Carai. «L’operazione di resezione della lesione principale è andata bene, ma le condizioni del piccolo paziente erano gravemente compromesse a causa delle numerose e voluminose metastasi – ricorda la dottoressa Mastronuzzi -. Nelle settimane successive abbiamo seguito un protocollo intensivo di chemioterapia che ha permesso di ottenere la remissione di malattia e poi, per consolidare il risultato, ci siamo affidati a Trento». Dove appunto le cure protonterapiche sono proseguite in questi sette mesi, con grande dedizione dei volontari a cui la famiglia georgiana è riconoscente: «Non finiremo di dire grazie», affermano i genitori nella redazione del settimanale diocesano Vita Trentina, a cui hanno raccontato questa storia “pasquale”. La speranza resiste? «Vale sempre la pena di lottare per la vita, nessuna richiesta dovrebbe rimanere inascoltata», afferma la dottoressa Vennarini, che appare prudentemente fiduciosa guardando negli occhi piccoli questo bambino «che è un lottatore nato e non piange mai». La Provincia autonoma di Trento ha sostenuto le spese mediche per la protonterapia, la famiglia è stata accompagnata da Italia-Georgia e risiede in un appartamento messo a disposizione dal Villaggio del Fanciullo Sos di Gocciadoro. Ora gli specialisti della Protonterapia trentina e del Bambino Gesù stanno prendendo accordi con le strutture georgiane per proseguire le necessarie cure chemioterapiche in una sorta di “corridoio” clinico e umanitario che altri piccoli pazienti “umanitari” in futuro potrebbero percorrere. Viaggiare per le cure, tutti i numeri del fenomeno: 55 i casi umanitari di pazienti privi di risorse provenienti dall’estero e curati all’ospedale Bambin Gesù nel 2017, 31 i bambini malati e provenienti da 19 Paesi di cui l’ospedale ha sostenuto cure e accoglienza, 70mila i bambini italiani che attraversano l’Italia, accompagnati dai parenti, per sottoporsi a cure mediche, 400mila i pendolari della salute che a causa della povertà affrontano questi i viaggi senza avere una sistemazione, 1,5 milioni gli italiani che complessivamente si mettono in viaggio per raggiungere ospedali in altre città.

Dal sito avvenire.it