La cucina georgiana unisce il meglio della cucina persiana, asiatica e europea. Tra gli ingredienti tipici troviamo noci, melagrana e peperoncino.

Già ai tempi dell’Unione Sovietica, la Georgia era considerata una destinazione per buongustai e ora, 28 anni dopo la conquista dell’indipendenza, lo è ancora di più. La ragione principale risiede nel fatto che questo piccolo Stato del Caucaso è stato influenzato da numerose culture: i persiani hanno lasciato una traccia tangibile nella cucina georgiana così come gli europei e gli asiatici.

Chi viene invitato a una Supra, il tipico pasto offerto agli ospiti, potrà gustare almeno cinque portate e una grande varietà di antipasti. Tutto è servito al centro del tavolo in modo che tutti i commensali possano servirsi agevolmente. Come in Turchia, che confina con la Georgia a sudovest, anche qui si utilizzano molto le noci: sono usate in insalate o stufati e fanno da base nelle salse per condire agnello e pollame. Anche le prugne sono molto apprezzate come base per la tipica salsa georgiana e naturalmente non può mancare la pasta di peperoncino.

Il piccante è un sapore molto apprezzato. Il piatto più significativo dell’anima culinaria georgiana è tuttavia il Khachapuri, una barchetta di pasta lievitata ripiena di formaggio. Guarnito ad esempio con un uovo, è un piccolo pasto completo. Quando i georgiani vogliono dare un tocco di freschezza a una ricetta, aggiungono foglie di coriandolo o di menta, una spruzzatina di aglio o spezie come noce moscata, cannella o chiodi di garofano.

Il pane, che non può mancare in ogni Supra degna di questo nome, viene solitamente cucinato nei tradizionali forni di argilla (detti “tone”). Lo scrittore americano John Steinbeck è rimasto talmente impressionato dalla Supra georgiana da scriverci un racconto. “I profumi erano tutti nuovi e volevamo assaggiare tutto. E siamo quasi morti perché abbiamo mangiato davvero troppo”, scriveva Steinbeck nel 1948 in “Ein Gastmahl in der Kolchis” (“un pasto nella Colchide”). I georgiani credono davvero nel detto “l’ospite è sacro”.

Dal sito tio.ch