TBILISI\ aise\ – Prosegue a Tbilisi il ciclo “Nuove tecnologie per il patrimonio culturale: l’esperienza italiana”, organizzato dall’Ambasciata italiana in Georgia in collaborazione con il CNR e varie istituzioni georgiane. La scorsa settimana l’Università Statale di Tbilisi Ivane Javakhishvili ha ospitato il terzo appuntamento introdotto dall’Ambasciatore Antonio Bartoli.
“Come una città antica può essere tecnologicamente all’avanguardia: questo il tema del nostro nuovo incontro”, ha esordito il diplomatico. “Nel primo, abbiamo visto come la tecnologia può aiutare a raccontare meglio quanto c’è dietro un’opera d’arte. Il secondo seminario era dedicato ai musei del XXI secolo. In questo, ci concentreremo sulle città. Anche quelle più antiche, come Pompei, possono diventare smart. Con sistemi che permettono di monitorare la conservazione dei resti archeologici, ma anche interagire con i visitatori”.
“A proposito d’interazione, – ha aggiunto Bartoli – gli esperti del CNR o dell’Università di Firenze ci spiegano, più in generale, come il nostro telefonino può riconoscere monumenti e oggetti e trasformarsi in una guida gentile e preparatissima che ci accompagna, ad esempio, per le strade e i musei di Firenze. Il curatore di M9 a Mestre (Venezia) ci fa visitare il nuovissimo museo digitale sul ‘900. Un gioiello multimediale ma anche un esempio di riqualificazione architettonica. Un polo di aggregazione dove incontrarsi, imparare, divertirsi, fare shopping. Un’azienda leader nell’illuminazione architettonica come Targetti ci fa vedere il ruolo della luce nell’esaltare la bellezza, rendere le nostre città più sicure, accoglienti, emozionanti. Ancora una volta, condividiamo le nostre migliori esperienze come base di future collaborazioni in un campo, quello della rigenerazione urbana, che è cruciale anche per Tbilisi e le altre antiche città della Georgia. Il bello può essere anche funzionale, l’antico può diventare smart. Preservare e innovare non sono in contraddizione. E le tecnologie possono rendere più facile la vita di cittadini e turisti”.
Hanno preso parte ai lavori Giuseppe Amato dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) di Pisa; Alberto Del Bimbo, professore dell’Università degli Studi di Firenze, Direttore del MICC e del NEMECH-New Media for Cultural Heritage Competence Center of the Tuscany Regional Government; Massimo Osanna, professore ordinario di Archeologia Classica all’Università di Napoli “Federico II”, nonché Soprintendente per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia; Livio Karrer della Fondazione di Venezia, che ha sviluppato il Museo M9; e Jan Bigazzi, architetto specializzato in lighting design.

Sito: aise.it